La nostra metodologia

Cosa facciamo,
e come lo facciamo

Un modello di supporto tra pari che mette la persona al centro, non il problema.

Sala riunioni accogliente allestita per un incontro di gruppo parentale

Un gruppo di supporto non è una terapia

È importante capire cosa Zorivmorai non è. Non siamo un servizio di consulenza psicologica, non eroghiamo terapia e i nostri facilitatori non sono psicologi clinici. Questa distinzione non è un limite. È una scelta precisa.

I gruppi di supporto tra pari hanno una storia lunga e solida in tutto il mondo. Funzionano perché si basano su un principio semplice: chi ha vissuto qualcosa di simile capisce in modo diverso rispetto a chi lo ha solo studiato. Non meglio o peggio. Diversamente. E quella comprensione ha un valore specifico che non si trova altrove.

Zorivmorai crea le condizioni perché questa comprensione reciproca possa emergere in modo sicuro, strutturato e rispettoso.

Il modello degli incontri

Ogni incontro ha una struttura precisa, anche se non rigida. La struttura protegge senza soffocare.

1

Check-in individuale

Ogni incontro inizia con un breve giro in cui chi vuole può dire come si sente, cosa porta con sé quel giorno. Breve, senza pressione. Serve a posizionarsi nello spazio e a ricordare al gruppo che ogni persona è presente per una ragione sua.

2

Tematica del giorno

A volte emerge una tematica condivisa, proposta da un partecipante o dal facilitatore. Altre volte lo spazio rimane aperto. Non c'è mai un copione obbligatorio. La flessibilità è parte del metodo.

3

Discussione facilitata

Il facilitatore guida senza dirigere. Fa domande, ridistribuisce la parola, segnala quando qualcosa di importante viene detto senza essere sentito. Non dà risposte. Aiuta il gruppo a trovare le proprie.

4

Risorse e spunti

Prima di chiudere, il facilitatore può condividere risorse pertinenti: servizi locali, letture, eventi, reti di supporto sul territorio. Non si tratta di prescrizioni, ma di informazioni disponibili per chi vuole approfondire.

5

Check-out e chiusura

L'incontro si chiude con un breve momento di uscita consapevole. Una parola, un pensiero, un'intenzione. Serve a non andarsene di corsa, a portare qualcosa di definito dall'esperienza del giorno.

I principi che guidano ogni incontro

Riservatezza

Tutto quello che viene detto durante gli incontri rimane all'interno del gruppo. È un patto condiviso, non una regola imposta. La riservatezza è la base della fiducia.

Non giudizio

Non si valutano le scelte altrui. Non si danno voti alla genitorialità degli altri. Si ascolta, si risponde con la propria esperienza, si accetta che esistano modi diversi di fare le stesse cose.

Non prescrizione

Il gruppo non dice cosa fare. Offre esperienze, racconta come ha affrontato qualcosa, ma non prescrive soluzioni. Ogni genitore rimane l'esperto della propria famiglia.

Partecipazione volontaria

Nessuno è obbligato a parlare. Nessuno viene chiamato per rispondere. Si partecipa al proprio ritmo, si contribuisce quando ci si sente pronti. Anche il silenzio è una forma di presenza.

Per chi sono questi incontri?

Non esiste un genitore "ideale" per partecipare. Non serve avere un problema specifico, una diagnosi, o una situazione di crisi. Gli incontri sono aperti a chiunque stia attraversando o voglia riflettere sulla propria esperienza genitoriale.

Partecipano genitori di bambini piccoli che cercano confronto sui primi anni di vita. Genitori di adolescenti che faticano a trovare il punto di equilibrio tra controllo e libertà. Genitori separati che navigano nuove configurazioni familiari. Genitori che stanno semplicemente bene e vogliono restare connessi a una comunità di persone con valori simili.

Neogenitori Genitori di adolescenti Famiglie allargate Genitori separati Chi cerca comunità
Gruppo eterogeneo di genitori che conversano all'aperto in un'atmosfera rilassata

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